Riequilibrio

Studio di Riequilibrio Nutrizionale e Bioenergetico

L'ultima "folle moda" in fatto di diete

di Stefano Restani (giugno 11).

Qualche settimana fa è comparso sul Corriere della Sera un articolo intitolato “La dieta del sondino è pericolosa” (accessibile a tutti sul sito www.corriere.it). In pratica, si tratta di una nutrizione attraverso un “tubino” che passa dal naso  e che collega una sacca contenente minerali e aminoacidi (i mattoncini che costituiscono le proteine) allo stomaco. Una piccola pompa regola l’afflusso di queste sostanze dalla sacca allo stomaco. Questo articolo mi ha dato lo spunto per alcune riflessioni, che riporto qui, affinché altri possano eventualmente con me condividerle (oppure non condividerle, perché no!).

All’interno dell’articolo compaiono le seguenti parole: “ [la dieta del sondino] avrebbe coinvolto già decine di migliaia di persone con problemi di peso attirati dalla prospettiva di perdere molti chili in poco tempo”. Attirati: potremmo anche dire ingannati, facendo leva appunto sull’idea di aver “trovato” per l’ennesima volta la bacchetta magica capace di eliminare  in fretta i chilogrammi accumulati in una vita.

Una nota pubblicità che solo quelli “meno giovani” come me probabilmente ricordano (erano i tempi di Carosello, per intenderci), mostrava un signore che, nel sonno, vedeva se stesso grasso ed impacciato; fortunatamente, risvegliatosi, si rendeva conto che si era trattato solo di un brutto sogno, e che il suo stato fisico era ben diverso, e i chili di troppo scomparsi, tanto da far canticchiare  all’attore la frase “La pancia non c’è più, la pancia non c’è più”.

 Chi lavora in campo nutrizionale senza (a volte) i necessari scrupoli che la deontologia medica imporrebbe, sa che può far presa su un immaginario di questo tipo: proporre qualcosa che trasformi la gente in pochissimo tempo da come è a come vorrebbe essere. Ciò che è stato proposto finora, le diete miracolose, i cali di peso fulminei e duraturi son più serviti ovviamente a portare soldi nelle tasche dei propugnatori che a creare gente felicemente e stabilmente magra. E l’insuccesso, a distanza di tempo, veniva imputato al paziente, non al medico (si dà per scontato che sia sempre il paziente a sbagliare…)

Mi viene in mente anche un altro articolo letto sulla rivista Obesity e intitolato “Fat Redistribution Following Suction Lipectomy: Defense of Body Fat and Patterns of Restoration” (“Ridistribuzione del grasso in seguito all’intervento di liposuzione: difesa del grasso corporeo e modalità di ripristino”. Gli Autori, Hernandez e colleghi, hanno dimostrato su 32 giovani donne, non obese,  che l’intervento di liposuzione ha un’efficacia che dura circa 12 mesi: poi il corpo, sebbene in una sede diversa da quella dalla quale era stato tolto, deposita nuovo tessuto adiposo, cioè grasso. Quindi ancora una dimostrazione del fatto che un intervento che voleva essere rapidamente risolutivo sull’accumulo di fastidiosi cuscinetti di grasso,  si rivela invece un fallimento, anzi, probabilmente un pericolo, in termini di salute (e non sto parlando dei rischi legati all’intervento in se, che comunque esistono).

Penso che la soluzione che appare al momento più accettabile, sia in termini di risultati nel lungo periodo, sia in termini di innocuità per la popolazione, sia rappresentata dagli sforzi e da una politica tesi a creare una maggior consapevolezza sull’alimentazione. E’ un impegno socio-culturale complesso, nel quale solo una volontà congiunta di tutte le figure interessate, sanitarie e non (scuola, politici, famiglie…), può portare ad ottenere buoni risultati. E’ parlare di corretta alimentazione già nelle scuole primarie che può formare giovani con una maggior coscienza alimentare: questi bambini più “consapevolizzati” possono portare poi all’interno delle proprie famiglie una miglior attenzione all’alimentazione. Nella regione  Campania abbiamo il 40% dei bambini di età compresa tra 6 e 10 anni obesi, e alcuni studi mostrano che il fenomeno è più diffuso nella popolazione con livello socio-culturale basso. Molti di questi bambini sicuramente saranno obesi anche una volta diventati adulti, l’incidenza di malattie legate all’obesità (ipertensione , infarti cardiaci, ictus, diabete non insulino-dipendente, solo per citarne alcune) sarà in queste persone più elevata. In America gli statistici dicono che per la prima volta nella storia dell’uomo la prospettiva di vita avrà una flessione, ovvero che i figli avranno una prospettiva di durata media della loro vita inferiore a quella dei loro padri. Non era mai stata fatta una previsione del genere, previsione che va letta in maniera corretta: ci saranno molte persone che probabilmente arriveranno oltre i 100 anni, ma se le cose non cambieranno, saranno talmente tanti di più quelli che moriranno in relativamente giovane età da abbassare la media generale.

Allora non è perdere 10 chilogrammi in poco tempo l’arma vincente: è aspirare ad un traguardo più lontano  nel tempo, lungo un percorso a  tappe, fatto di vittorie e a volte di sconfitte, ma dove l’insuccesso,  deve essere spunto per nuove ripartenze, con l’occhio che guarda avanti, al risultato finale. Imparare a nutrirsi con coscienza, imparare i pericoli, ma anche le tante virtù legate agli alimenti, per la presenza dei cosiddetti “micronutrienti” ; non essere fossilizzati solo sul concetto delle calorie.

Insomma, imparare finalmente a mangiare, prima che sia troppo tardi.