Riequilibrio

Studio di Riequilibrio Nutrizionale e Bioenergetico

La Casa: semplice dimora o specchio dell'anima?

 Dottssa Silvia Gnudi, settembre 2010

Da sempre la casa parla dell'uomo e dell'ambiente in cui vive e questo vale non solo per il passato, ma anche per il presente dove la scelta di una casa, anche se spesso sembra obbligata da fattori economici o pratici, avviene comunque per una spinta emotiva interiore e in qualche modo quindi diventa uno specchio dell'anima di chi l'ha scelta e l'abita.

Nel passato tutto questo era sicuramente più evidente, fin dall'origine l'uomo nella “casa” scelta come dimora lasciava tracce della sua anima. Nelle caverne era un'anima “collettiva” l'uomo non ancora sviluppato dal punto di vista culturale ed evolutivo, viveva una vita nomade all'interno di un gruppo che rappresentava calore e protezione. La caverna quindi veniva vissuta in questo modo e sulle pareti i dipinti ritrovati mostrano stralci della vita del gruppo, rappresentazioni di immagini di vita quotidiana (figure antropomorfe stilizzate, figure di animali in movimento e immagini di divinità ancestrali) che racchiudono in sé la testimonianza dell’evoluzione emozionale ed artistica dell’uomo preistorico. Successivamente con il passaggio ad una vita più staziale con l'agricoltura nasce la capanna abitata non più dal gruppo ma dall'individuo. Cominciano così più chiaramente ad evidenziarsi le differenze culturali e i simbolismi che vengono attribuiti alle proprie dimore. L’uomo primitivo conferisce alla capanna la forma più adatta a racchiudere il proprio spazio abitabile, prediligendo inizialmente piante più o meno circolari per poi passare a quelle quadrangolari. Scrive Giovanni Astengo(architetto e urbanista): La stessa capanna ha un significato magico: la cavità interna richiama la matrice, la cupola, la volta celeste; come gli organi umani, così gran parte dello spazio interno della capanna ha una destinazione precisa magicofunzionale.

L'uomo primitivo con un profondo legame con il suo territorio e con la natura cercava nel suo insediamento di coabitare con l'ambiente che lo circondava senza la presunzione di addomesticare e dominare la natura con le sue creazioni architettoniche. Negli anni lo sviluppo di una vera e propria architettura fa spostare inevitabilmente il fuoco sull'uomo e sulle sue esigenze a discapito della natura stessa. Gli insediamenti urbani diventano lo specchio di insieme delle anime che lo abitano, delle loro paure e dei loro talenti. Inevitabilmente ogni opera architettonica dalla più semplice alla più grandiosa è specchio dell'anima di chi l'ha costruita ma anche di chi successivamente decide di utilizzarla perchè come avviene tra anime che si incontrano anche con le case ci può essere un'attrazione immediata o un rifiuto profondo o anche indifferenza se nella vita viviamo prevalentemente in questa emozione. Nella nostra epoca così tecnologica e cosi' lontana dall'esigenza di integrazione con la natura, rimane comunque un bisogno profondo di ritrovare la nostra anima e spiritualità. Se da una parte i progressi della medicina tendono a risolvere i problemi del nostro corpo fisico, dall'altra non ci rendiamo conto quanto siamo ammalati nella nostra spiritualità. Ritrovare quindi anche nella casa, progettata o scelta, il suo significato più sottile, l'eco della nostra anima, può diventare un modo per prendersi cura della nostra parte più spirituale e comprendere e gestire, attraverso il nostro spazio abitativo, il nostro io più profondo. La domoterapia alchemica che si avvale dei simboli della nostra tradizione esoterica, diventa quindi un lavoro di cura e riequilibrio dell' habitat ma anche della comprensione del processo evolutivo dell'anima. Le energie sottili che ci circondano a diversi livelli possono essere compresi e interpretati per permetterci una consapevolezza più profonda di noi stessi. In una rivista di architettura ho trovato questa riflessione: “Quando Heidegger (filosofo, 1889-1976) nota che all’antica parola gotica wunian corrisponde il duplice significato di ‘abitare’ ed ‘essere contenti’, egli coglie il senso più profondo di tale binomio, ovvero, lo stato d’empatia tra l’individuo e il suo intorno spaziale. La casa è il cuore di tale processo, poiché è lo spazio per natura maggiormente investito di valore simbolico. L’abitazione non è ‘pura forma’, ma risultato di un’interpretazione soggettiva che deriva dal proprio esistere nello spazio”.