Riequilibrio

Studio di Riequilibrio Nutrizionale e Bioenergetico

L'Ansia, paura di vivere

Dott.ssa Silvia Gnudi, gennaio 2010

L'ansia uno dei mali del nostro secolo. Il dott. Dottor Antonio Turetta Medico chirurgo, specialista fisiatra, esperto di medicine naturali - alternative,  così la definisce: “E’ il sintomo che spinge ben sette milioni e mezzo di italiani ad essere consumatori abituali di "ansiolitici", cioè propriamente, i farmaci "antiansia". Non solo! Pur non riuscendo ben chiaramente a quantificarne il numero, si ritiene che altri cinque milioni di individui soffrano d’ansia e utilizzino farmaci composti da un ansiolitico associato ad altre molecole ad azione specifica per un organo piuttosto che per un altro (ci si riferisce qui soprattutto a organi quali il cuore, lo stomaco, l’intestino, i muscoli del collo e della schiena). Sono quindi circa dodici milioni e mezzo in totale i consumatori di farmaci che combattono l’ansia. Va poi notato che molti disturbi degli apparati viscerali sono considerati disturbi del "sistema nervoso", cioè disfunzioni degli organi su "base ansiosa".
Esiste un'ansia “fisiologica”, un evento emotivo che nasce nel momento in cui l'individuo si confronta con particolari situazioni della propria vita, con prove da superare. L'organismo reagisce con un  “aumento dell’attenzione, della concentrazione, della memoria, della tensione muscolare e di altre funzioni psicofisiche (come per esempio l’innalzamento della pressione del sangue, del battito cardiaco)  considerate come una sorta di "carica energetica" finalizzata al superamento della situazione”.  Quando però questa condizione di “allarme generale” diventa continua o tropo intensa può portare alla sindrome ansiosa  che si manifesta come “profondo disagio psicologico caratterizzato dall’angoscia e spesso accompagnato da sintomi corporei variegati con diversi livelli di intensità. In medicina si distinguono tre sindromi principali: l’ansia acuta, o "disturbo di attacchi di panico"; l’ansia di tipo cronico e "ansia generalizzata"; l’ansia causata da un evento traumatico o particolarmente stressante”. Ma l'ansia come si cura? I medici difronte al profondo disagio del paziente e alla sua esplicita richiesta d'aiuto normalmente consigliano  le "benzodiazepine", cioè i cosiddetti farmaci ansiolitici, che possono dare dipendenza e una serie di effetti collaterali. La mia esperienza come Naturopata, ma soprattutto come farmacista mi porta ad affermare che esistono situazioni di ansia grave, dove un supporto farmacologico iniziale è importante se non fondamentale. Sottolineo però iniziale, perchè quello che si osserva è che, una volta prescritto il farmaco, non sempre ci si preoccupa di spingere il paziente a lavorare sulla causa e dargli strumenti adeguati per affrontare le “prove della vita”. Esistono forme ansiose che potrebbero essere affrontate con cure alternative, ma da parte dei medici si osserva spesso un notevole pregiudizio, che in molti casi, mi permetto di affermare, nasce più da un mancato approfondimento  più che da una approfondita valutazione scientifica. E devo dire che ho letto con piacere un articolo apparso su corriere salute dell'11 ottobre 2009 che riporta uno studio clinico controllato sulla cura dell'ansia con la naturopatia. “Un gruppo di ricercatori canadesi ha seguito per otto settimane 75 persone, assegnate a caso al trattamento naturopatico (colloqui settimanali di mezz'ora per stimolare a uno stile di vita sano, più assunzione di un integratore vitaminico e di un estratto dell'erba Withania somnifera), o alla terapia "occidentale" (psicoterapia cognitiva-comportamentale, più un placebo). In entrambi i casi i sintomi ansiosi sono diminuiti, ma con la naturopatia l'effetto è stato più marcato“ . Soprattutto molto interessante è l'affermazione di Massimo Di Giannantonio, che ha coordinato il simposio della Società italiana di Psichiatria  sui “metodi non farmacologici contro ansia” tenutosi a Roma l'11 ottobre scorso: «Esistono prove scientifiche della connessione fra meccanismi neurobiologici e affettivo-relazionali: l'ansia si cura coi farmaci, agendo sulla base biologica, ma anche con interventi che coinvolgono la sfera emotiva. Un esempio è l'arte-terapia, con cui il paziente porta a galla parti di sé pre-verbali, talmente intime da essere inaccessibili perfino con la psicoterapia». Come Naturopata,  ma soprattutto come operatore bioenergetico posso osservare come spesso  l'utilizzo di tecniche, quali il disegno, le favole, la visualizzazione, hanno effettivamente permesso a blocchi emotivi inconsci e profondi di emergere in breve tempo e di essere elaborati. Queste tecniche non hanno la pretesa di essere l'unica soluzione o la soluzione di situazioni di ansia grave, ma certamente i principi alla base di tali metodi pongono, non il farmaco, ma  l'individuo al centro del proprio benessere. La malattia è  essere padroneggiati dai propri pensieri, anziché essere noi a dominarli ed è quindi fondamentale ridare alla persona il suo potere, portarla a vedere quali sono le “convinzioni di base” i condizionamenti inconsci che guidano e controllano il vivere quotidiano. Certamente il farmaco diventa la “soluzione pronta e rapida” e non a caso, soprattutto in America, vengono usati psicofarmaci nei bambini iperattivi perchè questi bambini disturbano, rallentano il lavoro a scuola e sono un costo sociale. Peccato che così perdiamo di vista il significato più profondo del termine CURARE, e cioè mi prendo cura di te,  nel rispetto della vita, della salute, della libertà e della dignità dell'individuo e non mi sembra che “sedare” chi disturba abbia lo stesso significato. I recenti risultati di questo modo di procedere hanno dimostrato che oltre ad avere avuto un'incidenza molto relativa se non nulla sul problema, nel tempo questi farmaci hanno provocato un rallentamento della crescita di questi bambini. Il dott. James Swanson - Psicologo presso l'Università di California a Irvine, ha citato una serie di pubblicazioni scientifiche che dimostrano che i farmaci perdono efficacia nel tempo e rallentano la crescita corporea. “Se vuoi un risultato domani, prescrivi uno psicofarmaco e lo otterrai, ma se vuoi intraprendere un percorso su tre anni, questi benefici immediati perdono d’importanza: se si prendono psicofarmaci per un periodo di almeno tre anni, non credo vi sia alcuna prova che il farmaco dia risultati migliori di terapie che non lo prevedono”  L'uomo ha dentro di se una parte divina da cui può  attingere; a volte perde la strada, a volte si dimentica di averla o a volte gli fanno credere di non averla mai posseduta, ma è fondamentale che qualsiasi strumento terapeutico venga utilizzato abbia come finalità il ritrovare  e ricontattare quella parte, per vivere in pienezza ciò che siamo.